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164 - Diagnosi di laboratorio delle malattie autoimmuni: è ora di cambiare?

Autore/i: D. Villalta, R. Tozzoli, E. Tonutti, N. Bizzaro

Rivista: RIMeL - IJLaM, Vol. 2, N. 2, 2006 (MAF Servizi srl ed.)

Pagina/e: 164-169

Le tecnologie basate sugli array e la proteomica stanno per aprire l’era dei test multipli in autoimmunologia. La possibilità di rilevare simultaneamente numerosi autoanticorpi e, come conseguenza, di definire ampi profili autoanticorpali, potrebbe facilitare la diagnosi, la stadiazione, la prognosi e la terapia delle malattie autoimmuni. Tuttavia, tali tecnologie, seppur molto promettenti, muovono solo ora i loro primi passi e dovranno pertanto essere sottoposte a rigorosi processi di validazione sia analitica che clinica. Quest’ultima dovrà coinvolgere clinici e patologi in studi prospettici, multicentrici, condotti su ampie casistiche con l’obiettivo di definire lo specifico significato dei diversi profili autoanticorpali, non prima però di aver stabilito standard comuni su come condurre e pubblicare i dati generati dall’utilizzo dei microarray. Solo quando questi percorsi saranno completati, tali tecnologie potranno trovare impiego nei laboratori clinici. Se da un lato, quindi, stiamo entrando in una decade che con molta probabilità ci condurrà ad un radicale cambio nell’approccio diagnostico delle malattie autoimmuni, dall’altra non abbiamo ancora le conoscenze sufficienti per l’applicazione delle tecnologie proteomiche su vasta scala e quindi, per il momento, è opportuno continuare a seguire approcci e algoritmi diagnostici già ampiamente consolidati, quali quelli riportati nelle linee guida internazionali, preparate secondo i principi della appropriatezza e della medicina basata sull’evidenza.

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