In una intervista al New York Times il portavoce della American Cancer Society ammette che le campagne di screening per mammella e prostata sono esagerate
In una intervista concessa al NYT lo scorso 21 ottobre, il dottor Otis Brawley, Chief Medical Officer della società oncologica americana, ha dichiarato che i vantaggi prospettati per le faraoniche campagne di screening per il carcinoma della prostata e per quello della mammella sono stati largamente sopravvalutati.
L'intervista, che ha avuto ampia risonanza sui media americani e ha suscitato un vivace dibattito, è stata provocata da un articolo comparso lo stesso giorno su JAMA a cura di ricercatori texani e californiani. Sul banco degli imputati la mammografia e il PSA, colpevoli di aver generato un numero eccessivo di overdiagnoses. Niente di nuovo per chi è familiare con le obiezioni da sempre proposte dall'Evidence Based Medicine contro gli screening generalizzati, ma una novità per un paese come gli States, convinto da sempre della bontà delle campagne di prevenzione e diagnosi precoce. Gli stessi autori della proposta di ripensamento non chiedono una marcia indietro radicale, ma che almeno una percentuale dei 20 miliardi di dollari spesi finora sia investita per affinare le strategie di prevenzione.
(MC)